Di particolare interesse è anche la Val d’Arda, precisamente Gropparello. Nel castello del paese si aggirerebbe un altro “fantasma” che ha fatto molto parlare di sé. Sarebbe lo spirito di una giovane donna, molto probabilmente Rosania Fulgosio, murata viva nella “camera maledetta”, scavata nelle fondamenta dell’edificio per ordine del marito Pietrone da Cagnano, a causa di un tradimento. A lei è stato dedicato anche un libro, dal titolo “Una presenza inquietante” di Gian Franco Gibelli. Nel volume vengono evidenziati numerosi fatti curiosi: la comparsa improvvisa di mazzi di fiori, ceri accesi, rumori vari. Si parla anche dell’apparizione di un guerriero dalla folta capigliatura, con barba e baffi, dall’espressione tormentata. In più occasioni, sia di giorno che di notte, sarebbe stata avvistata la presenza di una figura diafana, di una giovane donna, dai capelli biondi e dalle fattezze minute, vestita con abiti trecenteschi. Sarebbe stata notata sia nel parco che nelle stanze., sia dai proprietari che, talvolta, dai visitatori. Rosania Fulgosio, signora del castello, visse nel XIII secolo. La donna fu costretta dai suoi genitori a sposare Pietrone da Cangiano che per ragioni del tempo si trovava in guerra. Durante la sua assenza, un piccolo esercito di soldati avversari conquistò il castello insediandosi all’interno.

Nel capitano dei nemici, Rosania, riconobbe Lancillotto Anguissola, il giovane amore che avrebbe voluto sposare e che non aveva mai dimenticato. I due passarono momenti di grande felicità, ma l’epilogo fu tragico. Infatti, Lancillotto dovette tornare alle armi, e mentre il marito di Rosania stava tornando a casa, venne informato da una missiva, inviata da un’invidiosa cameriera di corte, dei tradimenti della moglie. Una volta rientrato, preso dalla furia drogò il vino della moglie che, una volta addormentata, rinchiuse per sempre in un’angusta camera segretamente fatta scavare sotto le fondamenta del castello. Lo spirito di Rosania, secondo quanto si tramanda, è rimasto intrappolato nel castello, e la notte vi si aggira come fosse ancora la sua dimora. Va detto che, ad oggi, la camera segreta ed il corpo di Rosania non sono mai stati ritrovati.

E va anche evidenziato che le leggende che ancora si tramandano sul maniero, prendono origine dai convulsi anni medievali, dai terribili scontri tra guelfi e ghibellini. Nel 1255 un primo, durissimo e vittorioso assedio da parte delle truppe di Azzo Guidoboi, condottiero al soldo della famiglia ghibellina dei Pallavicino. Un lustro dopo, nel 1260, un secondo assedio ancora più imponente condotto dal marchese Oberto Pallavicino in persona e volto a sbaragliare le residue forze guelfe asserragliate nelle mura del castello, ormai ridotte ad uno sparuto manipolo di eroi.Quattrocento fanti piacentini e cremonesi, per quattro lunghi ed estenuanti mesi, misero a ferro e fuoco la rocca. Sacrificarono numerose vite alla causa del loro signore, ma non riuscirono ad avere la meglio su un avversario determinato e sospinto a lottare fino alla disperazione.

I pochi difensori del castello, invero con l’aiuto della popolazione locale, tra atti di sommo eroismo e di gesta di infima vigliaccheria, ricacciarono alfine gli assalitori. Il destino degli sconfitti, sbaragliati sul campo, furono la sofferenza del corpo e la morte: condannati e giustiziati nei pressi delle mura della rocca, in parte condotti nell’ancora guelfa Piacenza per essere esposti al pubblico ludibrio, i nemici ghibellini furono arsi vivi. Ancora oggi, secondo la leggenda, le anime straziate dei disperati eroi di quelle battaglie vagano senza pace tra le terre del contado dell’antica Cagnano (l’odierna Gropparello), innalzando al cielo i loro lamenti a perenne ricordo delle sofferenze patite. Le voci dei dannati udite nelle lunghe e fredde sere senza luna sono relegate nel limbo del folklore locale, tuttavia non tutto l’alone di mistero che pervade le antiche pietre della rocca viene dissipato dal pallido sole dell’alba. E tornando alla figura di Rosania Fulgosio, occorre riportare quanto sosteneva un vecchio custode della rocca. “Udivo spesso nelle notti di vento – era solito ripetere – salire dalle forre del Vezzeno una voce lamentosa piena di pianti e di invocazione: era lo spirito dolente di Rosania, murata viva nella camera segreta”. Il suo spirito, secondo quanto viene da più parti sottolineato, non lascia segni tangibili, ma fa in modo di essere “avvertito” tra le stanze del castello, avvolgendo di sé ogni singola porzione del maniero e penetrando nell’animo di chi, tra le mura teatro del suo dramma, ne sente, vivendolo, il suo profondo dolore. Uno spirito dannato, che ricerca il contatto con il mondo dei vivi, un conato cosciente di sé e della propria condizione alla quale le imperscrutabili leggi divine sembrano avere negato la pace eterna.